La dieta che piace al microbiota può aiutare il cervello dopo i 60 anni
Un recente studio pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease ha esaminato i dati di oltre 2.600 adulti con più di 60 anni per comprendere il legame tra l'alimentazione e la salute del cervello nella terza età. I ricercatori hanno utilizzato il Dietary Index for Gut Microbiota (DI-GM), uno strumento che valuta quanto la dieta sia favorevole allo sviluppo di un microbiota intestinale sano. L'indice premia cibi come latticini fermentati, ceci, soia, cereali integrali, fibre, avocado, broccoli, caffè e tè verde, mentre penalizza carni rosse, prodotti lavorati e un eccesso di grassi.
Dall'analisi è emerso che i partecipanti con un punteggio DI-GM più elevato ottenevano risultati migliori in test specifici dedicati alla rapidità mentale, all'attenzione, alla fluidità verbale e alle funzioni esecutive. Tuttavia, gli esperti sottolineano che si tratta di uno studio osservazionale e trasversale, il che significa che non è possibile stabilire con certezza se sia stata la dieta a migliorare le capacità cognitive o se le persone con uno stile di vita complessivamente più sano tendano a nutrirsi meglio. I microrganismi presenti nell'intestino scompongono le fibre producendo acidi grassi benefici come il butirrato, che aiutano a regolare l'infiammazione e la barriera intestinale.
Nonostante non esista ancora un menu miracoloso capace di prevenire l'Alzheimer o il declino cognitivo, incrementare l'apporto di fibre, legumi e verdure riducendo i cibi raffinati rappresenta comunque una scelta eccellente per promuovere un invecchiamento cerebrale sano e attivo.
Infografica