Il cervello si pulisce di notte: cosa rischi se dormi poco
Il mito della produttività a tutti i costi, che spinge persone come la premier giapponese Sanae Takaichi a dormire solo due o tre ore per notte, contrasta pesantemente con le necessità biologiche del corpo umano. Il professor Luigi Ferini Strambi, neurologo e direttore del Centro di Medicina del Sonno dell'Ospedale San Raffaele di Milano, spiega che il sonno non è una semplice perdita di tempo o un momento di inattività, ma una funzione vitale e irrinunciabile per la sopravvivenza e il benessere psicofisico. Durante il riposo notturno, il nostro organismo regola la produzione di ormoni essenziali come la melatonina e il GH, mentre il cortisolo, l'ormone dello stress, dovrebbe calare drasticamente.
Quando invece si dorme poco, il corpo entra in uno stato di infiammazione cronica che favorisce l'ipertensione, il diabete e l'aumento di peso. A breve termine, la mancanza di sonno provoca sonnolenza diurna, cali di attenzione, difficoltà di memoria e sbalzi d'umore, aumentando notevolmente il rischio di incidenti. Sul lungo periodo, i danni diventano ancora più gravi: l'insonnia cronica è collegata a un aumento delle malattie cardiovascolari, come infarti e ictus, a problemi psichiatrici come la depressione e a un indebolimento del sistema immunitario.
Inoltre, un aspetto cruciale spesso sottovalutato è il ruolo del sonno nella pulizia del cervello. Di notte si attiva il sistema glinfatico, una sorta di servizio di pulizia che rimuove le scorie accumulate durante il giorno, inclusa la proteina beta-amiloide, la cui concentrazione è direttamente associata allo sviluppo del morbo di Alzheimer e di altre malattie neurodegenerative. Dormire le giuste ore non è quindi un vezzo, ma una necessità biologica assoluta.
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